PAOLO, fondatore della Fisiotaskforce

Paolo, 47 anni, è il fondatore della Fisiotaskforce, un gruppo di fisioterapisti volontari creato all’inizio dell’emergenza Covid-19 allo scopo “semplicemente, di dare una mano”.
“Quando c’è stata la prima emergenza, a marzo del 2020″, ci ha raccontato, “gli studi di fisioterapia hanno dovuto chiudere. Così ho iniziato a scrivere ai colleghi che conoscevo e ai miei studenti dell’Università di Milano Bicocca per chiedergli se erano disponibili come volontari per fornire un aiuto qui a Bergamo. In poco tempo la notizia si è diffusa a livello nazionale: nel giro di una settimana si sono offerti più di 200 fisioterapisti da tutta Italia. Per motivi di sicurezza e organizzativi, abbiamo scelto di costruire una squadra con quelli della bergamasca: una volta ‘scremati’ quelli che per per vari motivi burocratico/assicurativi etc. non potevano aderire, abbiamo costituito una squadra di 35 fisioterapisti, divisi tra progetto Abitare la cura (Bes Hotel di Mozzo e Winter Garden di Grassobbio) e Ospedale da campo degli Alpini. Io, oltre a lavorare all’Ospedale da campo, mi occupavo di coordinare tutte le squadre. Al Bes Hotel e al Winter Garden si lavorava in gruppi di 4 fisioterapisti per volta, che seguivano pazienti già dimessi dagli ospedali e in fase di riabilitazione: lì il lavoro consisteva nella riabilitazione motoria e respiratoria di chi era stato in terapia intensiva”.

“Nel primo periodo facevamo anche le notti: non c’era davvero tregua.”

“All’Ospedale da campo invece c’erano pazienti intubati e il lavoro era ancora più complesso: iniziavamo alle 7, e nel primo periodo facevamo anche le notti: non c’era davvero tregua. Dovevamo aiutare le persone in terapia intensiva a respirare meglio ed evitare problemi come le piaghe da decubito. Poi, quando tornavano coscienti, era il momento degli esercizi che li avrebbero riportati prima seduti, poi in piedi, poi a camminare: in alcuni casi ci voleva una settimana solo per riuscire a farli stare seduti. Per me è stata un’esperienza fortissima, sia professionalmente, perché c’era da lavorare in coordinamento con squadre venute anche da altre parti del mondo (ad esempio i russi, bravissimi e molto disponibili), che umanamente: ricordo l’emozione potente di quando i pazienti tornati coscienti per la prima volta, attraverso il tablet, potevano rivedere i propri cari che non sentivano da settimane… Durante il periodo da fine marzo a fine maggio abbiamo fatto fisioterapia tutti i giorni, per un totale di 412 pazienti seguiti”.

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