LARA, volontaria internazionale

“Siamo partiti da qui in pulmino: eravamo io, altre due ragazze, Roberta, la coordinatrice, poi don Emanuele e don Enrico. Nelle settimane precedenti avevamo fatto una serie di incontri di formazione per «fare gruppo» e anche per conoscere l’approccio di Caritas, che è basato soprattutto sull’ascolto e la comprensione degli altri”. Lara ha 25 anni e nel 2016 ha partecipato al progetto Giovani per il mondo: dieci giorni di viaggio per esplorare, in prima persona, le rotte dei migranti.

“La prima tappa è stata Gorizia, una città che ha vissuto sulla propria pelle il dramma della migrazione forzata. Lì ci ha ospitati don Alberto, un personaggio molto forte, e abbiamo incontrato diversi migranti e una storica. Abbiamo ascoltato storie presenti e passate. Poi, siamo partiti per Stoccarda e da lì a Calais, la tappa finale del viaggio”.
Alla periferia di Calais, città visitata da oltre 10 milioni di turisti l’anno, si trovava, fino a pochi mesi fa, uno dei più grandi accampamenti di migranti in Europa, circa 7000 persone.
“Mi ero preparata leggendo diverse cose su Calais, ma l’impatto è stato molto più forte del previsto. Il nostro gruppo è entrato nel campo la mattina del secondo giorno, accompagnato da Miriam, una ragazza di origine tunisina che fa parte di Secours Catholique.  Siamo stati ospitati nella tenda di un ragazzo iraniano, poi ci hanno raggiunti anche altri ragazzi. Ne ricordo bene uno, giovanissimo, che ci ha detto di avere il morale sotto zero perché la sera prima aveva provato, senza riuscirci, ad arrivare in Inghilterra. I ragazzi poi hanno chiamato «il vecchio» di quella zona del campo e ci hanno fatto da mangiare. Devo dire che è stato strano: quel giorno anche se era luglio faceva molto freddo, c’era vento, noi eravamo ben coperti e molti di loro in ciabatte o infradito, eppure ho avuto la sensazione di essere io la persona accolta. Quando sono uscita dal campo ho avuto bisogno di stare da sola per rielaborare quello che avevo vissuto”.

“Quando sono uscita dal campo ho avuto bisogno di stare da sola per rielaborare quello che avevo vissuto.”

Lara ci racconta di un altro campo, vicino alla città di Dunkerque, dove una ragazza incinta aveva cercato fino all’ottavo mese di raggiungere l’Inghilterra, e di una notte in cui ha visto decine di ragazzi cercare di saltare su un camion per oltrepassare il confi
“Vedere queste cose, e conoscere le storie di persone che da anni vivono in condizioni durissime eppure con una fiammella di speranza sempre accesa, mi ha aiutato a ridimensionare anche alcuni aspetti della mia vita. Noi dobbiamo programmare, avere un obiettivo sempre più alto, mentre in quel campo ho trovato gente semplice, che ti apre la porta di «casa» senza nessun problema. La tensione trasmessa dai media è svanita in un attimo: ci hanno chiesto semplicemente come ci chiamiamo, che lavoro facciamo, abbiamo fatto discorsi molto normali”.

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