ROSANGELA, volontaria laica in Thailandia

“Sin da ragazza opero nell’ambito del volontariato: sono stata infermiera di Croce Rossa, ho lavorato in carcere… Una ventina di anni fa ho iniziato a usare le mie ferie per venire a lavorare come infermiera in Thailandia con il PIME [Pontificio Istituto Missioni Estere], poi mi hanno chiesto di restare per occuparmi del sostegno a distanza. Sono passati 11 anni, e le due missioni di cui mi occupavo all’inizio sono diventate molte di più”.

“Ho iniziato a usare le mie ferie per venire a lavorare come infermiera in Thailandia, poi mi hanno chiesto di restare. Sono passati 11 anni.”

“Tutti i bambini che fanno parte del progetto ‘Sostegno a distanza’ della Caritas di Bergamo [39 in totale] ricevono materiale scolastico o borse di studio, e le loro famiglie vengono aiutate fin da quanto i figli sono neonati: alle loro mamme vengono donati cibo, vestiti, pannolini etc…
La parrocchia sostenuta dalla Caritas Bergamasca, che si trova a Bangkok, gestisce anche una casa di accoglienza dove vivono molti bambini che altrimenti starebbero per strada. Inoltre, un tema che ci sta molto a cuore è quello della disabilità, perché purtroppo qui spesso i bambini e i ragazzi disabili non vengono seguiti come da noi”.

DANIELA, coordinatrice del Centro di ascolto di Bonate Sopra

 

“La prima cosa che abbiamo fatto, l’8 marzo, è stato chiudere il Centro di ascolto, su indicazione della Caritas”, ci ha raccontato Daniela, coordinatrice del Centro di ascolto di Bonate Sopra. “Abbiamo portato a casa il telefono e messo un cartello fuori dal Centro con il numero e l’email per contattarci. Il telefono ha iniziato da subito a squillare spessissimo, e da allora non ha mai smesso. Le prime richieste ad arrivare sono state quelle di aiuti alimentari, anche da parte di persone che non avevano mai sentito, perché soprattutto chi aveva lavori in nero è rimasto improvvisamente senza mezzi di sussistenza.
Per rispondere in modo coordinato alle tante richieste abbiamo fatto rete con il Comune e il Banco alimentare: inizialmente il Comune ci chiedeva di aiutare le famiglie che si rivolgevano a loro, poi anche loro si sono organizzati e ora stiamo gestendo le consegne insieme, condividendo le scorte alimentari, con l’aiuto della Protezione Civile”.

“Il telefono ha iniziato da subito a squillare spessissimo, e da allora non ha mai smesso.”

“In totale tra Caritas e Banco alimentare dall’inizio dell’emergenza abbiamo distribuito circa 200 pacchi. Vorremmo creare delle tesserine per permettere di fare la spesa nei supermercati e negozi della zona, anche perché alcune cose, ad esempio pesce e carne freschi, noi non le teniamo in magazzino.
Per quanto riguarda l’ascolto, che prima facevamo di persona, lo continuiamo a fare, ma per telefono. Aspettiamo anche noi, come tutti, di capire cosa succederà nei prossimi mesi. La preoccupazione principale, oltre a quella sanitaria, è sul futuro: tante persone che hanno un lavoro precario e tanti cassintegrati non hanno ancora ricevuto nulla, perché la cassintegrazione deve essere anticipata dalle aziende”.

ANNALISA, volontaria del centro di ascolto di Locate

 

“Ho iniziato a fare volontariato nel centro d’ascolto di Locate ormai 20 anni fa. All’inizio, anche se avevo quarant’anni, ero «la piccolina»: le volontarie che mi hanno istruito erano tutte più grandi di me.
Come ogni volontario del nostro centro, non ho una mansione specifica. Faccio un po’ di tutto: ascolto, ma anche smistamento e consegna pacchi. Ogni lunedì arrivo qui alle 15.00, preparo il mio tavolino e, una alla volta, accolgo le persone che si presentano: registro i loro dati, chiedo se e come posso aiutarle. Molte vengono soprattutto per ricevere un sostegno “pratico”, ossia i sacchetti con i viveri che prepariamo quotidianamente, ma spesso la consegna dei viveri diventa un pretesto per iniziare a parlare e, magari, offrire un po’ di conforto”.

“Ogni lunedì arrivo qui alle 15.00, preparo il mio tavolino e, una alla volta, accolgo le persone che si presentano: registro i loro dati, chiedo se e come posso aiutarle.”

“In 20 anni ho visto tanti cambiamenti. Il numero di «utenti» del centro d’ascolto è diminuito, anche perché molte persone se ne sono andate all’estero, soprattutto in Francia, però chi viene ora viene più spesso: sono famiglie che non hanno soldi per comprare da mangiare e ci chiedono cibo regolarmente.
Io ho un negozio, di mestiere faccio la parrucchiera, e mi capita spesso di parlare delle storie che sento con i miei clienti: mi colpisce il fatto che in molti si stupiscono quando vengono a sapere di queste situazioni. Alcuni di loro, quando vengono a pagare, mi lasciano uno o due euro in più, «da dare ai poveri»”.

BEPPE, volontario del centro di ascolto di Curno

 

“Il Centro di Primo Ascolto e Coinvolgimento di Curno è nato nel 2004”, ci ha raccontato Beppe, volontario “storico” del centro. “La ‘spinta’ è arrivata da Don Giancarlo, una persona estremamente disponibile, perché la situazione ‘stava scoppiando’: sempre più persone andavano a bussare alla sua porta per chiedere aiuto, così lui ha chiesto il sostegno della comunità per riuscire a gestire la situazione. Ricordo che all’inizio eravamo in due, io e l’ex assessore ai servizi sociali Claudio Burini, da soli, con a disposizione solo una stanza. Poi nel tempo il centro è diventato quello che è ora.”

“Ricordo che all’inizio eravamo in due, con a disposizione solo una stanza. Poi nel tempo il centro è diventato quello che è ora.”

“Tengo a specificare che il centro è ‘di ascolto’ ma anche ‘di coinvolgimento’, e la parte di coinvolgimento per noi è molto importante: quando una persona viene a chiederci aiuto cerchiamo di coinvolgerla nelle attività del centro, per esempio la distribuzione di pasti agli anziani. È un modo per dare un senso al ‘tempo libero’ e anche per permettere alle persone di mettersi in gioco. È una soddisfazione, quando riusciamo a mettere in pratica questo approccio, vedere le persone non solo sollevate dal proprio disagio, ma anche orgogliose di quello che stanno facendo”.

MIRELLA, volontaria del centro di ascolto di Curno

 

Da 10 anni Mirella, volontaria del centro d’ascolto di Curno, gestisce l’”Armadio del povero”, un progetto per sostenere le famiglie del paese che hanno bisogno di un supporto economico. “Siamo in 8 volontari più una responsabile: ci riuniamo regolarmente per preparare le scatole con i beni di prima necessità da distribuire: latte, zucchero, pasta, marmellata, polpa di pomodoro, formaggio. Ogni scatola è diversa dalle altre perché ogni famiglia è diversa dalle altre: ci sono quelle più numerose, quelle con intolleranze al glutine o ad altri ingredienti, quelle musulmane. Le materie prime arrivano da diverse ‘fonti’: le raccolte del CRE, di San Martino, della scuola materna (i bambini vengono anche a trovarci per vedere come lavoriamo); aiuti della Comunità Europea; e poi famiglie o persone generose che ci conoscono e vengono qui con sacchi pieni di roba”.

“Una volta venivano le ‘famiglie grosse’, in cui il padre di famiglia aveva perso il lavoro, ora vengono anche tanti single.”

“In tutto aiutiamo circa 30 famiglie: il numero è in calo, perché fortunatamente c’è stata un po’ di ripresa economica. Una volta venivano le ‘famiglie grosse’, in cui il padre di famiglia aveva perso il lavoro, ora vengono anche tanti single, persone il cui problema principale non è quello economico: per loro non è sufficiente un aiuto materiale, per questo abbiamo attivato insieme ad altre realtà della zona un ‘tavolo fragilità’. La prima riunione è stata proprio ieri, ed è andata molto bene”.

1 2 3 15