SARA, coordinatrice SPRAR

Sara è la coordinatrice del progetto di integrazione di 8 profughi eritrei arrivati a Bergamo attraverso un corridoio umanitario nato da un accordo tra la CEI e lo Stato Italiano. “Sono stata chiamata l’1 luglio, quando i richiedenti asilo erano già arrivati in città: per me il progetto è iniziato un po’ come un fulmune a ciel sereno”, ci ha raccontato. “Il mio compito è soprattutto quello di dare una mano seguendo l’iter burocratico della richiesta di asilo. Il progetto è finanziato al 100% dalla CEI: i fondi a disposizione non sono molti ma possiamo contare su un grande sostegno da parte dei volontari delle parrocchie coinvolte, che hanno messo a disposizione il loro tempo e anche i mobili per arredare i due appartamenti che ospitano i rifugiati, oltre a vestiti e altri oggetti. Possiamo dire che è stato anche un bell’esempio di riuso!”.

“I volontari delle parrocchie hanno messo a disposizione il loro tempo
e anche i mobili per arredare due appartamenti.”

Chiediamo a Sara se pensa che in futuro, concluso il progetto della CEI, verranno avviati nuovi corridoi. “Non lo so, ma spero di sì. Questo progetto è servito a dare un segnale, e sarebbe bello se potesse essere un primo passo far nascere sempre più collaborazioni tra la Chiesa cattolica e altri governi, e anche tra le diverse chiese che stanno organizzando corridoi umanitari, come ad esempio quella Valdese”.

DANIELA, operatrice

“La prima volta che abbiamo visto le 8 persone che sarebbero arrivate a Bergamo da due campi profughi in Etiopia è stata su un computer, il 31 maggio, quando abbiamo aperto i dossier inviati da Caritas Italiana”, ci ha raccontato Daniela, operatrice coinvolta nel progetto di accoglienza dei migranti arrivati in Italia attraverso i corridoi umanitari organizzati da CEI in accordo con lo Stato Italiano (di cui abbiamo parlato qui: ). “Oltre alle foto e alle informazioni anagrafiche, i dossier contenevano le storie delle persone che avremmo ospitato. Anche noi abbiamo deciso di presentarci «a distanza»: abbiamo preparato un video con le nostre foto, una mappa dell’Italia, una di Bergamo con le immagini dei suoi principali monumenti”.

“Alla stazione Termini i richiedenti asilo eritrei erano un po’ disorientati: era il loro primo viaggio all’estero, se si esclude quello -terrificante- fatto per scappare dal loro paese”.

“Loro ci hanno «conosciuti» mentre erano ancora nei campi, il 21 giugno. Poi sono stati portati ad Addis-Abeba, dove hanno seguito un corso intensivo di lingua e cultura italiana. L’incontro è avvenuto il 27 nell’area Arrivi dell’aeroporto di Fiumicino. Lì abbiamo mangiato qualcosa e poi abbiamo preso il treno. Alla stazione Termini erano un po’ disorientati: era il loro primo viaggio all’estero, se si esclude quello -terrificante- fatto per scappare dall’Eritrea”.

NAZARENA, serviziocivilista

“Dopo la laurea in lettere e uno stage in un altro ambito stavo cercando un’esperienza che mi servisse per avvicinarmi al mondo dell’insegnamento e soprattutto mi mettesse alla prova come persona”, ci ha raccontato Nazarena, che ha 25 anni e sta facendo il Servizio Civile presso il centro META del Patronato San Vincenzo, che si occupa di percorsi di recupero della dispersione scolastica. “Ho seguito i ragazzi e le ragazze della scuola parentale, un progetto di recupero per chi non è riuscito ad arrivare alla terza media. La cosa speciale di questa scuola è che le lezioni sono individuali, dunque ho avuto la possibilità di entrare in contatto molto stretto con i ragazzi e le loro situazioni, che, pur essendo molto diverse, hanno quasi tutte all’origine il rapporto con la famiglia.”

“Dopo la laurea in lettere e uno stage in un altro ambito stavo cercando un’esperienza che mi servisse per avvicinarmi al mondo dell’insegnamento e soprattutto mi mettesse alla prova come persona.”

“Io insegno letteratura e storia e quello che ho cercato di fare è stato stimolare in loro un interesse verso queste materie, innanzitutto attraverso la mia passione, ma anche cercando dei collegamenti con la loro realtà. Molti di loro, per esempio, si sono identificati nella storia di Rosso Malpelo, che a un certo punto pensa che compiere un reato e finire in prigione gli permetterà di vivere una vita migliore di quella in miniera. E poi c’era un obiettivo più pratico e immediato, ovvero «Raggiungete la terza media così potete proseguire nel vostro percorso». Un risultato che è stato raggiunto da tutti”.

FRANCESCA, serviziocivilista

Francesca, 20 anni, sta facendo il Servizio Civile con Caritas presso l’oratorio di Scanzorosciate. “Sono venuta a sapere di questa possibilità perché alcuni amici erano serviziocivilisti, e uno di loro in particolare era così entusiasta dell’esperienza che mi ha fatto venire voglia di provare. Il nostro gruppo è composto da 4 persone: fin dall’inizio avevamo l’idea di proporre cose nuove nell’oratorio, così oltre a seguire il doposcuola dell’asilo abbiamo introdotto i laboratori di zumba (a cui sono venute persone di ogni tipo!) e di pasticceria.

“Una volta stabilito un contatto e superato l’imbarazzo iniziale, la risposta degli adolescenti è molto forte”

L’oratorio funziona molto a stagioni: d’inverno è meno frequentato, a parte il doposcuola, mentre in primavera cominciano ad arrivare molti ragazzi e ragazze. Con loro l’approccio è stato innanzitutto «di ascolto», perché chiunque passa dall’oratorio in fondo è perché ha voglia di scambiare quattro chiacchiere, di conoscere altre persone. Una volta stabilito un contatto e superato l’imbarazzo iniziale, la risposta di solito è molto forte: gli adolescenti, se dai loro delle responsabilità, si mettono all’opera con grande entusiasmo”.

LINDA, serviziocivilista

“Sono venuta a sapere della possibilità di fare Servizio Civile con Caritas all’ultimo momento, poco prima della chiusura del bando: mi stavo laureando in Servizi Sociali e mi interessava fare un’esperienza in questo campo”, ci ha detto Linda, che ha 23 anni e alterna le sue giornate nell’Isola bergamasca tra lo sportello badanti, il centro di primo ascolto e lo sportello immigrazione. “Lunedì è la giornata più «d’inferno»”, confessa ridendo, “Fino all’una lavoro allo sportello badanti e poi dalle 4 alle 8-9 di sera allo sportello immigrazione. Gli altri giorni però sono più tranquilli”.

“Non è la mia prima esperienza nel sociale ma è sicuramente la più ricca, sotto molti punti di vista.”

Le chiediamo se è la sua prima esperienza nel sociale. “No, sono sempre stata molto attiva nel mio oratorio. Però questa è sicuramente l’esperienza più ricca, sotto molti punti di vista, in particolare quello umano, perché sono entrata in contatto con moltissime persone di tante nazionalità diverse. Quella con cui ho legato di più è Juliette, una ragazza del Ghana che ha più o meno la mia età e sta facendo richiesta di asilo. L’abbiamo coinvolta in diverse attività di volontariato a Villa d’Adda e lei mi ha invitato più volte anche a cena (ho ricambiato insegnandole italiano!). E poi ci sono le signore boliviane che vengono allo sportello badanti, simpaticissime: il mio nome gli piace molto perché ricorda loro il loro paese, e ogni volta che mi vedono dicono «Hola señorita Linda!»”.

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