NAZARENA, serviziocivilista

“Dopo la laurea in lettere e uno stage in un altro ambito stavo cercando un’esperienza che mi servisse per avvicinarmi al mondo dell’insegnamento e soprattutto mi mettesse alla prova come persona”, ci ha raccontato Nazarena, che ha 25 anni e sta facendo il Servizio Civile presso il centro META del Patronato San Vincenzo, che si occupa di percorsi di recupero della dispersione scolastica. “Ho seguito i ragazzi e le ragazze della scuola parentale, un progetto di recupero per chi non è riuscito ad arrivare alla terza media. La cosa speciale di questa scuola è che le lezioni sono individuali, dunque ho avuto la possibilità di entrare in contatto molto stretto con i ragazzi e le loro situazioni, che, pur essendo molto diverse, hanno quasi tutte all’origine il rapporto con la famiglia.”

“Dopo la laurea in lettere e uno stage in un altro ambito stavo cercando un’esperienza che mi servisse per avvicinarmi al mondo dell’insegnamento e soprattutto mi mettesse alla prova come persona.”

“Io insegno letteratura e storia e quello che ho cercato di fare è stato stimolare in loro un interesse verso queste materie, innanzitutto attraverso la mia passione, ma anche cercando dei collegamenti con la loro realtà. Molti di loro, per esempio, si sono identificati nella storia di Rosso Malpelo, che a un certo punto pensa che compiere un reato e finire in prigione gli permetterà di vivere una vita migliore di quella in miniera. E poi c’era un obiettivo più pratico e immediato, ovvero «Raggiungete la terza media così potete proseguire nel vostro percorso». Un risultato che è stato raggiunto da tutti”.

FRANCESCA, serviziocivilista

Francesca, 20 anni, sta facendo il Servizio Civile con Caritas presso l’oratorio di Scanzorosciate. “Sono venuta a sapere di questa possibilità perché alcuni amici erano serviziocivilisti, e uno di loro in particolare era così entusiasta dell’esperienza che mi ha fatto venire voglia di provare. Il nostro gruppo è composto da 4 persone: fin dall’inizio avevamo l’idea di proporre cose nuove nell’oratorio, così oltre a seguire il doposcuola dell’asilo abbiamo introdotto i laboratori di zumba (a cui sono venute persone di ogni tipo!) e di pasticceria.

“Una volta stabilito un contatto e superato l’imbarazzo iniziale, la risposta degli adolescenti è molto forte”

L’oratorio funziona molto a stagioni: d’inverno è meno frequentato, a parte il doposcuola, mentre in primavera cominciano ad arrivare molti ragazzi e ragazze. Con loro l’approccio è stato innanzitutto «di ascolto», perché chiunque passa dall’oratorio in fondo è perché ha voglia di scambiare quattro chiacchiere, di conoscere altre persone. Una volta stabilito un contatto e superato l’imbarazzo iniziale, la risposta di solito è molto forte: gli adolescenti, se dai loro delle responsabilità, si mettono all’opera con grande entusiasmo”.

LINDA, serviziocivilista

“Sono venuta a sapere della possibilità di fare Servizio Civile con Caritas all’ultimo momento, poco prima della chiusura del bando: mi stavo laureando in Servizi Sociali e mi interessava fare un’esperienza in questo campo”, ci ha detto Linda, che ha 23 anni e alterna le sue giornate nell’Isola bergamasca tra lo sportello badanti, il centro di primo ascolto e lo sportello immigrazione. “Lunedì è la giornata più «d’inferno»”, confessa ridendo, “Fino all’una lavoro allo sportello badanti e poi dalle 4 alle 8-9 di sera allo sportello immigrazione. Gli altri giorni però sono più tranquilli”.

“Non è la mia prima esperienza nel sociale ma è sicuramente la più ricca, sotto molti punti di vista.”

Le chiediamo se è la sua prima esperienza nel sociale. “No, sono sempre stata molto attiva nel mio oratorio. Però questa è sicuramente l’esperienza più ricca, sotto molti punti di vista, in particolare quello umano, perché sono entrata in contatto con moltissime persone di tante nazionalità diverse. Quella con cui ho legato di più è Juliette, una ragazza del Ghana che ha più o meno la mia età e sta facendo richiesta di asilo. L’abbiamo coinvolta in diverse attività di volontariato a Villa d’Adda e lei mi ha invitato più volte anche a cena (ho ricambiato insegnandole italiano!). E poi ci sono le signore boliviane che vengono allo sportello badanti, simpaticissime: il mio nome gli piace molto perché ricorda loro il loro paese, e ogni volta che mi vedono dicono «Hola señorita Linda!»”.

VALENTINA, serviziocivilista

Valentina ha 26 anni e sta facendo il Servizio Civile nella casa di riposo delle Suore Poverelle, alla Malpensata. “Mi occupo di diverse cose: dal trasporto delle persone in carrozzella, alle attività di svago e gioco -giochiamo spesso a scala 40 e briscola, e poi faccio compagnia alle persone che hanno bisogno di parlare. Bisogna avere un po’ di fantasia per entrare nei loro discorsi, ad esempio mi capita che mi dicano «Mi ricordo quando eri piccola», e anche se ovviamente non è possibile io cerco di dare loro corda, di costruire insieme a loro una storia”.

“Un giorno potrei trovarmi anch’io nella loro situazione, e cerco sempre di trattarle come vorrei essere trattata io.”

“A volte è buffo, mi ricordo di questa signora con l’Alzheimer che voleva che non raccontassi a nessuno di qualcosa che diceva che avevamo fatto insieme, e allora ci siamo inventate di aver fatto una rapina in banca, ci siamo divertite molto a rivivere questa comune esperienza immaginaria. In generale con le ospiti della casa di riposo mi trovo bene: anche se a volte seguirle è faticoso, penso che un giorno potrei trovarmi anch’io nella loro situazione, e cerco sempre di trattarle come vorrei essere trattata io”.

Testimonianze SCV

DANIELE, serviziocivilista

“Il Servizio Civile ho iniziato a conoscerlo nella mia parrocchia per via dei serviziocivilisti che lavoravano lì”, ci ha detto Daniele, che ha 21 anni e, al termine della scuola, non sapendo ancora bene cosa fare, per “non stare a poltrire” ha deciso di seguire il loro esempio. “Mi occupo sia delle cose più semplici, tipo seguire le iscrizioni del CRE, che del catechismo -io non sono religioso, e la cosa all’inizio mi ha fatto un po’ strano, però è stato interessante avvicinarmi a questo mondo con un nuovo punto di vista”.

“Al termine della scuola non sapevo bene cosa fare ma non volevo «stare a poltrire», così ho deciso di fare il servizio civile.”

“E poi accompagno il gruppo giovani alle escursioni e sono stato anche, con il gruppo degli adulti, a Sarajevo con il progetto Giovani per il mondo. È stata un’esperienza magica, non mi vengono altre parole, un turbinio di cose interessantissime. Quest’estate invece andremo a Belgrado, dove staremo in un campo profughi, ma avremo anche tempo di scoprire «l’altro lato» del conflitto nei Balcani: penso che anche lì sarà molto interessante”.

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