COMPAGNI DI PASSO: affrontare le difficoltà, camminando insieme

Si parte alle 8.30 dalla sede Caritas. Sul furgone Elena e Lucio, operatori, Oscar, ospite dell’Opera Bonomelli, e Giovanni, ospite del Patronato. Sulla strada verso Fuipiano (Valle Imagna) si aggiungono al gruppo Mohammed, ospite dell’associazione Carcere e Territorio, Susanna, Matteo e Vittoria, volontari del CAI, Sergio, volontario Caritas, e suo figlio Lorenzo di 15 anni (è il 4 settembre e la scuola ancora non è cominciata).
“Oggi arriveremo ai Tre Faggi”, dice Susanna. Il percorso dura circa 2 ore, il dislivello è di 250 metri. Un comune sentiero di “livello escursionistico”, che grazie a “Compagni di passo” diventa un’occasione per portare gli ospiti dei servizi Caritas fuori dalla “bolla” delle strutture, permettendo loro di mettersi alla prova a contatto con nuove persone e ambienti.
Parcheggiamo in una piazzola: Lucio distribuisce scarpe da trekking, borracce e il pranzo al sacco. Ed eccoci in cammino.

L’imbocco del sentiero che porta ai Tre Faggi

“La montagna fa stare bene, quindi perché non usarla per far stare bene anche «i nosti ragazzi»?” Questa è l’idea, molto semplice, alla base di Compagni di passo”, spiega Elena, responsabile del progetto pilota di Caritas che si ispira alle pratiche della “montagnaterapia” e coinvolge, al momento, 7 ospiti e circa 60 volontari della Commissione Impegno Sociale del CAI di Bergamo.

“La montagna fa stare bene, quindi perché non usarla per far stare bene anche «i nosti ragazzi»?”

“Il progetto è partito da poco ma iniziamo già a vedere i primi risultati positivi: a chi partecipa è richiesta puntualità, un po’ di organizzazione, ovviamente, la voglia di camminare in montagna. La «fatica positiva» del cammino è una componente importante del percorso, perché genera relazione e rafforza la stima in se stessi e negli altri. Durante le nostre uscite si cammina tutti insieme, nessuno viene lasciato indietro”.

Elena, operatrice Caritas

Il sentiero si snoda tra piccole radure e aree boschive. Nel corso della camminata viene naturale affiancarsi e scambiare qualche parola: nessuna “confessione personale” forzata, si parla del più e del meno, e durante i tratti in salita le voci si diradano per lasciare spazio al rumore dei respiri. Ogni tanto ci si ferma per una breve pausa o per aspettare qualcuno. Il sole previsto dal meteo non è arrivato, ci ritroviamo invece immersi nella nebbia, cosa che viene però presa con molta allegria.

“Durante i tratti in salita le voci si diradano per lasciare spazio al rumore dei respiri.”

Dopo una breve incertezza sull’ultimo tratto di sentiero da prendere (“I cinghiali hanno fatto un macello quest’anno”, dice Matteo indicando il terreno “rimestato” proprio dove partiva il sentiero) raggiungiamo la destinazione. Ci diamo il cambio nell’andare a guardare il panorama, bellissimo, del fondo valle illuminato dal sole, poi ci sediamo sotto “i tre faggi” per il meritato pranzo al sacco. C’è qualche scambio di panini, ma soprattutto delle tante chiacchiere trattenute durante la salita: si inizia parlando di funghi (le tante “mazze di tamburo” trovate lungo il percorso) e tisane (è meglio quella in bustina al gusto anguria e carcadè portata da Giovanni o quella zenzero e limone “fatta in casa” di Elena?), per arrivare a discorsi impegnativi sul colonialismo e lo sfruttamento delle risorse nei paesi del terzo mondo. Dopo un’oretta ci si incammina di nuovo, questa volta in discesa, e con –finalmente- un po’ di sole.

L’ultimo tratto di salita verso i Tre Faggi

“Siamo contenti di come sta andando il progetto”, racconta Lucio durante la discesa, “Quella di quest’anno è una prova: per iniziare a testare l’idea abbiamo coinvolto persone con un buon livello di inserimento. Speriamo negli anni successivi di poter estendere la «platea» dei fruitori, e magari di organizzare anche delle «uscite speciali» con il CAI. Questa è la nostra prima collaborazione”. Susanna, volontaria del CAI, è d’accordo: “Le passeggiate finora sono state molto piacevoli, sia dal escursionistico -gli «ospiti» della Caritas camminano di buon passo!- che da quello umano, perché abbiamo avuto modo di conoscere persone e storie molto interessanti”.
Ed eccoci di nuovo al furgone. Ci fermiamo a ripercorrere con lo sguardo il percorso che abbiamo fatto: sulla cresta la nebbia è scomparsa, al suo posto un c’è cielo azzurrissimo. “Che dite”, dice qualcuno ridendo, “Risaliamo?”.

Susanna, volontaria CAI, “in vetta”

YASSMINE, serviziocivilista

 

Yassmine, 19 anni, sta facendo il Servizio Civile con Caritas all’oratorio di Monterosso.
“Durante la Giornata Mondiale dei Giovani per la Pace”, ci ha raccontato, “Sono venuta a sapere che al dormitorio Galgario c’erano degli ospiti che digiunavano, e così ho pensato: perché non coinvolgere le famiglie musulmane di Monterosso e organizzare nel dormitorio un Iftar [il pasto serale che interrompe il digiuno quotidiano nel mese del Ramadan] aperto a tutti? Così il 3 giugno ci siamo ritrovati al Galgario: è stata una bella occasione di incontro e di contatto ‘normale’ con gli ospiti del dormitorio, che poi sono persone come noi”.

“L’Iftar è stata una bella occasione di incontro e di contatto ‘normale’ con gli ospiti del dormitorio, che poi sono persone come noi.”

“Per me organizzare l’Iftar è stato anche un modo per fare qualcosa di utile durante il mio periodo di Servizio Civile, che è iniziato un po’ ‘in sordina’ perché all’oratorio all’inizio non c’era molto da fare. Ora però sono iniziati i CRE, un’esperienza che mi sta coinvolgendo molto: non avevo mai fatto l’animatrice prima, e anche quello è un modo per sperimentare qualcosa di nuovo”.

ANA MARIA, serviziocivilista

 

Ana Maria, 23 anni, sta facendo il Servizio Civile con Caritas presso la UILDM – Unone Italiana Lotta alla Distrofia Muscolare – di Monterosso. “Ho scelto la UILDM perché avevo già fatto volontariato con persone disabili, ad esempio tenendo dei corsi di nuoto in piscina. E anche –banalmente- perché è stato uno dei primi risultati a uscire su Google. Non conoscevo bene il mondo della distrofia muscolare: ho scoperto che ne esistono tantissime forme, che possono presentarsi in fasi molto diverse della vita. Ho conosciuto dei padri di famiglia che in poco tempo sono rimasti in sedia a rotelle. E anche dei ragazzi della mia età: è difficile immaginare come ci si possa sentire in una situazione del genere, e il coraggio con cui le persone lottano contro questa malattia, cercando di portare avanti «come niente fosse» le loro vite, mi ha colpito moltissimo”.

“Il coraggio con cui le persone lottano contro questa malattia, cercando di portare avanti «come niente fosse» le loro vite, mi ha colpito moltissimo.”

“Ogni giornata prevede attività diverse: il martedì e il giovedì per esempio andiamo a prendere le persone distrofiche e le accompagniamo in sede, dove possono giocare a carte, pitturare, e c’è anche un Mac per chi è interessato alla grafica. E poi c’è un gruppo giovani –si chiama proprio Gruppo Giovani UILDM- con cui organizziamo delle uscite con il progetto “Un giorno in dono” di UBI Banca: i dipendenti della banca donano un giorno delle loro ferie per svolgere attività di volontariato, e per ogni giorno donato anche UBI Banca fa una donazione a UILDM. I dipendenti passano con noi un’intera giornata, e questo ci permette di fare anche uscite più lunghe come quella, molto interessante, al Castello Sforzesco di Milano”.

AMINA, serviziocivilista

 

“Da gennaio sto facendo il Servizio Civile con Caritas presso il Centro Meta del Patronato San Vincenzo”, ci ha raccontato Amina, 21 anni. “Il centro permette ai NEET –ragazzi che non studiano né lavorano- di mettersi in gioco per scoprire nuove prospettive e interessi. I laboratori attivi sono moltissimi: da quello del lunedì mattina sulla storia e l’uso dell’argilla per creare oggetti –forse il mio preferito- a quelli di animazione e modellazione 3d, alla prepugilistica –allenamenti di boxe senza contatto fisico e senza ring. I ragazzi arrivano al centro attraverso diversi canali: alcuni tramite la loro scuola, altri su consiglio dei genitori. Sono ragazzi dai 14 ai 22 anni, di tante nazionalità diverse: all’inizio, quando ho deciso di fare il Servizio Civile, non pensavo di trovarmi immersa in una realtà così varia e interessante.”

“All’inizio, quando ho deciso di fare il Servizio Civile, non pensavo di trovarmi immersa in una realtà così varia e interessante.”

“Ogni giorno prendo il bus da Tagliuno –un’ora andata un’ora ritorno- per venire e tornare da Bergamo, ma ne vale la pena: le persone con cui ho a che fare sono praticamente mie coetanee, non le sento come “estranee” o “diverse”, anzi, sono tutti ragazzi normalissimi, o meglio, come tutti, ognuno strano a modo suo. E poi anch’io, che ho la passione della modellazione 3d e del lasercut, al Centro Meta ho trovato modo di esprimermi: a breve potrò tenere un laboratorio grazie all’acquisto da parte del centro di una macchina per il taglio laser”.

CAROLA, serviziocivilista

 

Carola ha 22 anni e sta facendo un anno di Servizio Civile con Caritas. “Lavoro nella residenza per anziani di Torre Boldone. Il mondo degli anziani mi ha sempre interessato: ho studiato infermieristica e avevo già fatto un tirocinio al Gleno; nel Servizio Civile ho visto la possibilità di approfondire l’aspetto della relazione con queste persone, che spesso vengono poco considerate ma in realtà hanno moltissimo «da dare». Basta pensare al valore umano e di testimonianza delle storie che hanno vissuto”.

“Per interagire con queste persone ci vuole tanta pazienza, tanto ascolto, tanta attenzione.”

“All’Istituto Palazzolo mi occupo di animazione, che va dall’accompagnare gli anziani da una parte all’altra della struttura -percorsi in cui, spesso, vengono fuori cose bellissime- ad altre attività come la lettura quotidiana del giornale, i cruciverba, la tombola, i canti popolari, e le attività sensoriali per le persone che non riescono più a esprimersi a parole: laboratori tattili, di ascolto dei profumi e della musica. Per interagire con queste persone ci vuole tanta pazienza, tanto ascolto, tanta attenzione. A volte capire cosa vogliono è complicato, e si fanno continuamente errori. Ma ci sono momenti che ripagano di tutto: mi viene in mente una signora che di solito fa discorsi molto confusi, e che l’altro giorno vedendomi mi ha chiamata per nome. Il fatto che si ricordasse di me mi ha fatto sentire che per lei significo qualcosa”.

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