“Siamo partiti per Atene a fine luglio: eravamo un piccolo gruppo, il nostro obiettivo principale era fare alcune lezioni di inglese, geografia e storia ai bambini che frequentano la Neos Kosmos Social House, un centro di accoglienza per famiglie in situazioni difficili”, ci ha raccontato Jonathan, che ha 24 anni e l’anno scorso ha partecipato al progetto Giovani per il Mondo di Caritas. “In realtà i nostri piani sono stati subito scombinati: i bambini erano molto casinisti, abbiamo capito che sarebbe stato impossibile fare didattica in modo tradizionale. Allora abbiamo avuto l’idea di esplorare insieme a loro la città. Anche se loro vivono lì, molte zone non le conoscevano: è stato bello scoprirle insieme”.

“Prima di partire pensavo anche io, come molte persone, che i profughi «bisognerebbe aiutarli nel loro paese». La storia di Elias mi ha fatto cambiare idea.”

Durante il viaggio Jonathan ha anche lavorato al fianco di un’associazione che si occupa di fare assistenza ai senzatetto (“È stato strano: sono dovuto andare fino in Grecia per accorgermi di cose che vedo tutti i giorni anche qui”) e ha conosciuto Elias, un ragazzo della sua età scappato dalla Siria: “Prima di partire pensavo anche io, come molte persone, che i profughi «bisognerebbe aiutarli nel loro paese». La storia di Elias mi ha fatto cambiare idea: se fosse rimasto là avrebbe dovuto arruolarsi nell’ISIS, e uccidere i suoi connazionali. Non è fuggito per scelta: non aveva nessuna alternativa”.